lunedì 23 febbraio 2004

Brad Mehldau


Ieri concerto di Brad Mehldau all'Auditorium.
Il Trio era composto, oltre allo stesso Mehldau, dai bravi Larry Grenadier al Contrabbasso e da Jorge Rossy alla batteria. E' il primo concerto del pianista che vedo, lui l'ho conosciuto, grazie a Luca Bernardini, quest'estate. Il disco era Largo, ed è stato amore a seconda vista. Già, perché ho avuto un qualche problema iniziale ad interpretare lo swing di questo musicista, ma la pastosità del suo suono mi ha catturato poco a poco, senza fretta.
L'ascolto del disco è stato completamente riletto, alla luce del concerto. Mi spiego meglio: dal vivo si ha l'impressione, che su una registrazione non si può percepire, che Mehldau crei le tessiture armonico-ritmiche in tempo reale; il risultato è la sensazione è che egli stia in improvvisazione costante, azzardi sempre qualcosa di estemporaneo, e cada sempre in piedi. Di qui potrei parlare di un'infinità di cose; di come il batterista e il bassista mi abbiano fatto impazzire per il gusto e la semplicità di alcune soluzioni elegantissime; dell'atteggiamento introverso di Mehldau, che tanto richiama quell'esistenzialismo con cui tanti critici l'hanno ammantato; dell'accordo maggiore, assolutamente Bachiano con cui ha avuto fine l'ultimo bis, quindi l'ultima cosa detta dal jazzista ad un pubblico attento e soddisfatto. Potrei, ma in realtà  è semplicemente volato un bellissimo concerto.  E quando - in una Roma mai piovosa come questi giorni -   siamo usciti,  il cielo vicinissimo, gli ombrelli aperti e quell'impremeabile che correva in lontananza con un giornale sulla testa hanno avuto un sapore diverso. Un'intera giornata uggiosa ha avuto improvvisamente senso.

mercoledì 18 febbraio 2004

Gianna Nannini all'Auditorium


Ieri Gianna Nannini s'è esibita all'Auditorium-Parco della musica. Bel pienone, palco con due pianoforti, una batteria e quartetto d'archi. E' stato presentato l'ultimo disco, Perle. Tutti i brani più qualche straclassico, come Bello e Impossibile (non particolarmente esaltante il nuovo arrangiamento)o L' America (bello). I fans erano scatenati, come si conviene a chi ha costruito una carriera all'insegna del rock più duro e puro; questo ha fatto si che, se dai lati arrangiativo e performativo la sala Sinopoli è stata all'altezza del suo compito - l'acustica è invidiabile, la platea sembrava poco adatta a contenere la voglia di ballare e di muoversi dei più.
Christian Lohr ha suonato piano, batteria e pilotato le basi e campionatori. I Solis String Quartet hanno riproposto gli arrangiamenti del disco. Bello, insomma, anche se la Nannini senza chitarra e batteria sembra un po' Battiato che interpreta Baglioni.

Lost in Translation


Carino il nuovo film di Sofia Coppola. Ben fotografato,  la Tokio da cartolina fa venire voglia di andarci,  si snoda attraverso un plot che ha molto del già visto, ma che comunque regge, anche grazie alla bravura degli attori. Murray è a tratti gigantesco, e Scarlet Johanson è bella e bravissima. Il finale semi-inintellegibile è un'idea carina e garbata, e risolve molti dei nodi che crea lo scorrere del film. E' una scelta difficile, e per questo apprezzabile. Annatece.

mercoledì 11 febbraio 2004

Concerto Riley e Scodanibbio


Ed eccomi qui. Nuova interfaccia del blog, tanto tempo di inattività.D'altra parte studi, lavori, vicissitudini varie (tra cui l'esplosione dell'alimentatore del mio povero PC) hanno fatto sì che diradassi la mia presenza sul web. Nel caso del Blog, poi, che la cancellassi proprio, per quasi un mese.
Senza andare a ravanare tra le mille porcaggini che ho visto nell'arco di questi giorni - ma mi piace citare lo sciopero contemporaneo di Magistrati, Medici e Aereotrasportatori, più le agitazioni permanenti di ormai tutta l'intellighenzia del nostro paese, parlamentari a parte - mi prendo il gusto di raccontarvi uno dei più bei concerti cui abbia assistito negli ultimi anni.
Terry Riley si presenta come una via di mezzo tra Babbo Natale e Dinamite Bla. Ha una candida barba folta e lunga, che gli dona una sorta di serena austerità, e uno sguardo che ho visto in certi musicisti indiani, così benevoli e indifferenti a tutto ciò che orbita loro intorno. Saluta all'indiana, unendo le mani, e portandole alla fronte, e subito ho l'impressione che il Van-Prashta che ha avuto nei tardi sessanta, lasciando battere la via del minimalismo da lui scoperta ad artisti come Reich o Glass, gli sia rimasta dentro. Lo studio con Pandit Pran Nath ha esaltato la ciclicità della sua musica, e la facilità con cui passa dal dialetto musicale Euro-americano a quello del subcontinente indiano è uno strano incrocio tra ironia, erudizione e consapevolezza. Con una semplice Korg Triton, che mi ha fatto sulle prime storcere il naso, crea tessiture che vanno al di là del semplice discorso musicale. L'accordatura, maniacale, non a 440 Hz, da una chiara impressione di profondità di suono differente. E' come se il musicista avesse capito che la differenza di pochi Hertz è la chiave della giusta vibrazione dell'anima.
Stefano Scodanibbio invece ha l'aria del concertista navigato. Serio, occidentale in presenza, offre un contraltare alla ieraticità quasi Hippy del suo collega di palco. E' serio, posato, ma allo stesso tempo fermo e attento. Poi, prende il contrabbasso in mano.
Faccio il musicista da 14 anni, e non ho mai sentito niente di simile. L'archetto diventa uno strumento a parte, per cogliere quell'armonico, quello che sta pochi hertz sopra o sotto il 440 canonico. Microfona lo strumento con un cardioide con un preservativo di gommapiuma, che incastra sotto il ponte, tra le corde e la cassa. Questo sistema fa in modo che la vibrazione simpatica tra la tastiera di Riley e il contrabbasso faccia vibrare la cassa ad una certa frequenza. A questo punto, una volta innnestato l'armonico "magico", comincia ad ordire trame ritmiche, alternando l'uso dell'archetto a mo' di bacchetta di batteria, sfruttando il rimbalzo come Gene Krupa insegna ad una tecnica particolare di tapping, che non ho mai visto applicata al contrabbasso. Un po' alla chitarra, roba tipo Stanley Jordan, ma scrivendo questo paragone non so se mi si accappona la pelle oppure mi viene da ridere.
In apertura del secondo set, dopo avere tra le altre cose puntinato le corde dello strumento come un pianoforte preparato, si è espresso in un solo talmente funambolico che, a partire dalla metà, la mia mente ha viaggiato per lidi bellissimi, fino alla fine in cui lo scroscio di applausi richiamava più una platea da stadio che da aula magna d'università.
Dal canto suo, Riley ha sfruttato il tempo di solitudine sul palco in maniera più introspettiva; un piano solo, con un bel suono di coda denso e scintillante, frutto di una trascrizione della sua opera Salome dances for Peace, quartetto d'archi del 1989, formato da qualcosa come ventuno movimenti (se la memoria non mi inganna). Il concerto è stato chiuso da un Raga notturno, che a mio parere è stata la parte un po' più debole della serata. Anche se stupisce come un californiano abbia un timbro d'altre latitudini.
Un'ultima nota, questa di colore. A cavallo tra il Madya e il Drut Lay (velocità media-Velocità alta) del raga sono zompate tutte le spotlights del palco. Nell'oscurità più completa, si è creata un'intimità tale tra il pubblico e gli artisti che, al riaccendersi delle luci, è stato palpabile il dispiacere per un'oscurità tanto serena quanto breve. Potenza della musica.

mercoledì 14 gennaio 2004

...E dopo la Gasparri...

Non mi piacciono i trionfalismi in genere, soprattutto quelli serviti su un piatto d'argento. Quello che provo per la bocciatura della Gasparri e per la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte, è contraddittorio. Da un lato la presa di coscienza che Berlusconi non è riuscito a rompere il muro di gomma della politica italiana, grigio per colore ed essenza; il modus operandi del Cavaliere non piace a diverse sfere, e per quanto potentissimo di persona, e per quanto capo di una maggioranza ampia del Paese, non è in grado (più di tanto) di trattare la cosa pubblica come una delle sue proprietà e i servitori dello Stato come suoi dipendenti. Dall'altro lato l'oscura presenza di un potere senza bandiere e colore, al cui vaglio deve passare qualsiasi azione politica, da chiunque venga fatta. Ora, finché fa comodo viene da dire "Ben venga", ma la storia è costellata di inquietanti precedenti che invocano attenzione e vigilanza politica e mentale. Se poi Queste righe sembreranno a chi le legge un terrore apocalittico-visionario millenarista alla Robert D'Uzès, poco male. La chiave della saggezza, a qualsiasi latitudine, è nella visione. Quindi, da oggi consideratemi un monaco Stilita, o uno sciamano lakota, o un Sufi. Tanto non cambia niente.

martedì 13 gennaio 2004

Concerto


Ieri, 12 gennaio 2004, presso l'associazione "il Cantiere" in Trastevere, concerto di Alvin Curran e Mike Cooper. I due, americani ma da diversi decenni residenti a Roma, hanno dato vita ad una sessione improvvisativa di elettronica, coadiuvati da un flautista, con Mac portatile ed Edirol USB. Molte le macchine sul palco, e il suono, nonostante un impianto di fascia bassa - che nel finale ha scaldato di brutto - è uscito per tre quarti del concerto piuttosto nitido (c'è da dire che è una mia opinione; un noto musicista romano ieri insieme a me, per esempio, sostiene in merito che l'impasto sonoro sia stato troppo denso). La performance è stata la seconda in due giorni (alla prima non ho assistito), e purtroppo in quest'ultima la Dobro di Cooper è stata sfruttata molto poco, a vantaggio della Slide "Hawaiana", altro pallino del musicista Statunitense. Si può dire, insomma, che il viaggio lisergico della banconota da 5€, tra Tecnomedonti , Lipoidi e Garzoni del fornaio, ci abbia fatto intendere la differenza tra Prezzo e Valore. Grazie, ragazzi!

mercoledì 7 gennaio 2004

Approvato il nuovo disegno di legge di Fini sulle droghe


Equiparate droghe leggere e pesanti, quantitativi precisi, pene più severe, misure alternative. Il 13-11-03 il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il nuovo disegno di legge sulle droghe presentato dal vicepresidente del Consiglio Fini. Fini ritiene che la sua proposta si collochi al di fuori della contrapposizione tra proibizionisti (che ridurrebbero la droga a un problema penale) e antiproibizionisti (che favorirebbero la diffusione più ampia della droga), basandosi su tre capisaldi: prevenzione, repressione, recupero. Il DDL prevede numerose novità: DROGHE: vengono accorpate in un’unica tabella, senza distinzione tra leggere e pesanti. POSSESSO: viene comunque punito, anche se si detengono droghe per uso personale (al Prefetto è tolta la facoltà di limitarsi all’ammonizione formale a non fare più uso di stupefacenti) QUANTITA’: sarà la quantità di cui si è in possesso a determinare l’applicazione di sanzioni amministrative o penali. Per dosi inferiori ai 500 mg di cocaina, 200 mg di eroina, 0,05 mg di lsd, 300 mg di mdma, 200 mg di metadone, 200 mg di morfina/oppio, 150 mg di cannabis e derivati, 50 mg di anfetamina viene contestato il consumo illecito e scattano sanzioni amministrative, per dosi superiori viene contestato il reato di spaccio e vengono applicate sanzioni penali. SANZIONI AMMINISTRATIVE: vengono inasprite, in quanto si allungano da quattro mesi ad un anno il periodo massimo per cui possono venire ritirate patente di guida, passaporto, porto d’armi, permesso di soggiorno turistico (per gli extracomunitari) e da un mese a un anno il periodo massimo di fermo amministrativo del ciclomotore. Ai recidivi e ai pregiudicati possono essere applicate, per un massimo di due anni, misure di sicurezza più pesanti: obbligo di firma bisettimanale presso carabinieri o polizia, obbligo di rientro e permanenza nella propria abitazione in orari prefissati, divieto di frequentare determinati locali o persone, divieto di allontanarsi dal comune di residenza, divieto di condurre veicoli a motore. L’applicazione delle misure amministrative può essere revocata se risulta che il soggetto si è sottoposto, con esito positivo, ad un idoneo programma terapeutico. SANZIONI PENALI: vanno da sei a venti anni. Scatta l’arresto da 3 a 18 mesi anche per l’inosservanza delle sanzioni e misure disposte dal prefetto. MISURE ALTERNATIVE: si allunga, da 4 a 6 anni, il limite di pena per cui la pena stessa può essere sospesa in presenza di un programma terapeutico. COMUNITA’: verranno istituiti albi regionali, a cui potranno iscriversi le comunità che abbiano determinati requisiti. Queste otterranno un abilitazione a stipulare convenzioni con le regioni e il ministero di grazia e giustizia, potranno certificare la dipendenza da droga e predisporre il piano terapeutico. Il disegno di legge di Fini ha raccolto adesioni (don Gelmini, don Benzi, S. Patrignano) e suscitato polemiche (Federserd, D. S., Margherita, Verdi, Rifondazione, Radicali). In particolare viene contestata l’equiparazione tra le droghe e tra consumo e spaccio, la maggior tolleranza espressa con le dosi massime nei confronti dei cocainomani rispetto ai consumatori di cannabinoidi Il centrosinistra ha presentato alla Camera una proposta di legge alternativa, che prevede la depenalizzazione per il consumo, la misure alternative alla detenzione, la riduzione del danno.