A volte si va al cinema perché si deve. Woody Allen è uno di quei casi in cui si deve andare a vedere il film per spirito d'appartenenza, più che altro. Si sapeva che sarebbe stato un mezzo buco nell'acqua, ma ci si è andati lo stesso. In tanti. Le aspettative sono state rispettate. Il film siede su uno spunto tutt'altro che nuovo, trattato anche male, tutto sommato. Le due storie che si intrecciano, la querelle tra il commediografo e il tragediografo a tavola è - senza mezzi termini - irritante. In quella scena si legge, tra le righe, una sinistra in crisi, preda di un'autocontemplazione estatica delle proprie (scarse) fortune, e sempre più lontana dalla base. Quella stessa base che le ha fatto perdere le elezioni più importanti dalla seconda metà del XX secolo. Da questo punto di vista, la conversazione sofisticata nel bel ristorante di Manhattan a proposito del Nulla, fa veramente perdere il senno. Perché Allen giri queste stronzate (oramai ne sforna una all'anno) rimane un mistero. Mah, mi andrò a rivedere Zelig.
Benvenuti nella versione 2.0 del mio blog SezioneAurea. Pensieri e parole in libertà (vigilata)
mercoledì 5 gennaio 2005
martedì 28 dicembre 2004
Tsunami e Lauree
Ho cominciato a scrivere la mia Tesi di Laurea.
Una catastrofe. Migliaia di morti nelle zone più povere del pianeta. Onde giganti che devastano Asia e Africa. Economie in ginocchio. Piogge torrenziali dall'altro capo del mondo. Centrali nucleari a rischio di disastro. Sarno trema sotto una pioggia battente, mentre la maledetta montagna incombe.
L'asse polare della terra si è spostato di qualche grado, e l'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri.
Le onde sono state provocate da un terremoto che ha avuto epicentro in fondo all'Oceano Indiano, vicino alle Andamane.una successione di tre Tsunami alte una ventina di metri che si sono abbattute sulle coste a circa 500 km all'ora hanno creato il disastro. Gravissima la situazione in Asia, dove è prevista la necessità di aiuti internazionali per molti anni, ma anche l'Africa è stata in qualche modo colpita, seppure in maniera molto meno grave. Questo a fare intendere bene la portata della catastrofe.
Da noi piove, e ci sarà da vedere le conseguenze nel medio periodo. C'è una teoria scientifica che fa discendere le epidemie di Peste nel Medioevo dalle mutate condizioni climatiche del pianeta in seguito ad un eruzione nel Pacifico del X secolo. Il raffreddamento delle temperature avrebbe reso ideale l'ambiente riproduttivo del batterio responsabile della peste, con conseguenti epidemie. Oggi, d'altra parte, l'OMS ci avverte del rischio colera in Asia.
Questo 28 dicembre sarà da ricordare, per poter spiegare diverse cose che ci aspettano. E non saranno belle, c'è da scommetterci. Un po' come il 4 settembre a Beslan, in Ossezia. Ci sono date che non vanno dimenticate, 11 settembre a parte.
martedì 14 dicembre 2004
Babbo Bastardo
Che bel Natale... Finalmente lo spirito di Santa Claus illustrato con i criteri di oggi, moderni, giovani e forti. Il buon vecchio Santa diventa così uno scassinatore, rapinatore di grandi magazzini, che in compagnia di un Nano infido architetta colpi sotto le feste. Ma una barista fissata con le Jacuzzi e con Babbo Natale e un obeso bambino con accenni di ritardo mentale condurranno Willie-Billy Thornton a diventare un vero Babbo Natale, con tanto di finale positivo-non-melenso, degno del periodo in cui esce.
Il film ci è piaciuto, a tratti offre spaccati di cinismo duro, ai limiti. In altri momenti, invece, ha sfumature sentimentali mai banali e molto delicate. Sia nella gestione del rapporto con il bambino, sia con la ragazza.
Carino.
lunedì 22 novembre 2004
Se Mi Lasci ti Cancello
L'ultimo film di Gondry dipana il nodo relativo ad una delle fantasie più ricorrenti: cancellare dalla propria vita una relazione sbagliata. Il film che ne esce è carino, garbato, ben costruito. Solo che non ci si capacita di come possa essere considerato una commedia; a tratti offre delle scene di un'angoscia penetrante: Il prologo del film, ad esempio, ci dà un Jim Carrey tristissimo, e una Winslet inquietante.
Comunque (io non volevo andarci, sono stato trascinato più o meno cona la forza bruta) il film vale. Un'ultima nota: Il montaggio mi ha fatto venire la nausea. L'ultima volta mi è capitato con la Trilogia di Star Wars, vista con Beccaccino al Doria, *COMPLETA*. Però eravamo abbastanza drogati. Altri tempi.
lunedì 15 novembre 2004
2046 - Così fan Tutti
Kar Wai Wong ci regala un film, presentato come il seguito di "In the Mood for Love". Il film è piacevole, articolato e con una galleria di personaggi varia e "pittorica". Realtà e fantasia si inseguono e si spiegano vicendevolmente: il romanzo diventa la realtà dell'io narrante filtrata, e la vita vissuta diventa essa stessa oggetto di narrazione. Bello. Bella l'idea - vagamente Dickiana dell'androide con le emozioni differite. Sembra un'effettiva evoluzione di Rachel in Blade Runner, frutto di un'elaborazione originale e delicata. Sul piano della narrazione "storica", invece, è apprezzabile la prospettiva in cui vengono illustrate le Tigri Asiatiche negli anni sessanta. Hong Kong, Singapore e la Malesia - così come il giappone - sono presenti in personaggi e in (belle) pagine di narrazione, e non con espedienti facili e costosi di fotografia. Come dire, quando pagine di livello sostituiscono sets miliardari.
Per quanto riguarda invece l'ultimo di Agnès Jaoui, tradotto a cazzo di cane dall'originale "Comme Une Image", si tratta di una pellicola accattivante, ma non destinata a rimanere impressa nella memoria. Le vicende delle famiglie di scrittori sono carine e ben articolate; i personaggi tutti ben ritagliati. Sylvia, l'insegnante di canto interpretata dalla stessa Jaoui mi ha colpito molto, per delle sfumature periferiche del personaggio: sguardo, modo di relazionarsi e uscita finale sembrano denunciare suoi effettivi trascorsi nel mondo che descrive, tanto è attendibile. Quello che manca è una storia avvincente, ma il tipo di cinema - molto francese - è più incline al situazionismo che non allo sviluppo narrativo. Degno di nota l'assistente ex-terrorista bruciato, esilarante in alcune pose. Bravissimi tutti gli attori, e plot scritto molto bene. Il Film scorre, fresco e limpido, ma non rimane. E' nella sua natura.
venerdì 12 novembre 2004
Bestiario Internazionale
E’ dai tempi di Fedro che gli animali offrono spunti di lettura sui comportamenti umani. Dalle aquile dell’antica Roma ai gonfaloni delle città medievali, poi, alcune bestie hanno cominciato a rappresentare intere comunità; il Palio di Siena è paradigmatico in questo senso. Oggi le cose non sono molto cambiate. Orsi, Aquile, Leoni, Lupi e quant’altro sono ben presenti – se non proprio nelle bandiere – almeno nel senso d’appartenenza di diverse popolazioni. Allora l’Orso d’Oro premia il miglior film della rassegna cinematografica a Berlino, riprendendo il simbolo araldico medievale del Länder di Berlino; Il Leone d’Oro fa la stessa cosa a Venezia, rappresentata sin dal medioevo dal Leone di S. Marco; l’aquila (che sia Asburgica, romana o dalla testa bianca) campeggia su tantissimi vessilli, e ricorda altrettante nazioni, tra cui gli U.S.A. E a proposito di questi ultimi, c’è un aneddoto divertente legato all’animale da scegliere per rappresentare il popolo americano. Il Tacchino, e questo a noi fa sorridere, è stato proposto come simbolo degli Stati Uniti d’America nientemeno che da Benjamin Franklin, il quale trovò nel grasso volatile-non-volatile il simbolo degno del popolo americano. Molto meglio dell’aquila dalla testa bianca, la quale, rubando il cibo ad altre specie, stata descritta da Franklin in una lettera alla figlia, un animale dal “cattivo carattere morale”. In più, il tacchino è davvero la forma di vita autoctona per eccellenza del territorio americano. Com’è andata a finire, lo si capisce oggi: il giorno del Thanksgiving, milioni di tavole statunitensi rendono omaggio al grasso e goffo pennuto appiedato, che tanto richiama alla memoria obesi spettatori di reality shows. L’aquila dalla testa bianca è invece cucita sul braccio destro di ogni Top Gun che si rispetti, impressa sul dollaro e su ogni simbolo del potere istituzionale americano. E poi dicono che uomini e animali non si assomigliano….
La “Grande Anima” sbarca in TV
All’inizio, non ci volevo credere. Uno spot commerciale che utilizza l’immagine del Mahatma Gandhi mi sembrava un’offesa gravissima, del tipo un cartellone pubblicitario di maglieria intima con Maria Goretti a fare da testimonial. Poi, quelle parole: lasciate che i vostri cuori battano all’inisono con quello che dico, e penso che allora il mio lavoro sarà concluso. Nel mondo della tv dei nani e delle ballerine, delle televendite e degli indici d’ascolto, è pur sempre un messaggio di spessore. Le parole (che in verità sono appena intelleggibili) sono tratte da un discorso, tenuto a Delhi, conosciuto come One World, con un’obliqua omissione: “If you want give a message to the west, it must a message of love” : nella pubblicità viene taciuto il riferimento all’occidente. La regia dello spot è di Spike Lee, mentre la musica è Sacrifice di Lisa Gerard e Peter Burke. Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?
La domanda, piuttosto, è: Gandhi televisivo avrebbe avuto senso? Magari invitato da Cucuzza….
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