Ieri - come potete leggere più sotto - ho installato l'iOs6 sul mio iPad (ultima generazione con retina display, no 3g, wi-fi, 16 giga). Dopo qualche complicazione già documentata e la splendida prestazione della mia Lazietta al White Hart Lane, mi sono messo a navigare tra le nuove features del sistema operativo. Per fare ciò ho cercato qualche recensione on-line, trovandone una su iPhoneItalia.com. Dopo le difficoltà di installazione, posso dire che il mio rapporto col nuovo OS sia partito col piede sbagliato. Ma niente mi poteva far girare più le palle di quella recensione viscida, compiacente e pubblicitaria.
Mi spiego meglio. L'ultima release prometteva una rivoluzione dovuta alla nota lite tra Google e Apple a causa di Android. Senza entrare nel merito, gran parte delle aspettative dell'utenza Apple (viziata, viziatissima!) andava alle nuove mappe, frutto di una join venture tra la società di Cupertino, TomTom e altre importanti società cartografiche. Dato il nome di Apple, legato indissolubilmente alla qualità e all'attenzione dei suoi prodotti, tutti noi (anch'io sono melomane in più di un senso) ci aspettavamo la solita applicazione mozzafiato. Col cazzo. Le nuove mappe fanno schifo. Hanno l'utilità di Google Earth, sono state rivoluzionate le modalità di navigazione, quindi ci vuole un po' per abituarsi (in barba alle statistiche di velocità di adattamento ai nuovi software da parte dell'utenza generalista, fiore all'occhiello dell'azienda di Cupertino); se cerco casa di mia Madre, a via Nicotera, me ne appaiono cinquemila, in diversi paesi d'Italia, e non ordinati (né ordinabili) secondo criterio di prossimità. La funzione di ricerca di un luogo è stata unito con quella di navigazione, rendendo così molto strano il cercare un luogo, calcolando che viene chiesto sempre un punto di partenza. Le uniche cose innovative sono la segnalazione dei dislivelli, che però è molto approssimativa, e la visione aerea, suggestiva ma molto lenta e di dubbia utilità; molto meglio la Street View dell'applicazione precedente. Per non parlare degli agglomerati urbani non di primissimo piano, che in modalità 3D appaiono come dei render di uno studio di architettura, senza nessun apparente legame con le foto satellitari. Per usare la funzione di navigazione bisogna avere una connessione Internet, per cui conviene ancora usare SW dedicati come Navigon o TomTom, molto più precisi. Insomma, le mappe sono una merda. Jobs non avrebbe mai permesso una release di questo genere, piuttosto rimandava l'uscita, oppure faceva pace con Google.
Con il rinnovato Apple Store, poi, va ancora peggio. Non riesco a capire quando chiede la password e quando no. Nell'aggiornamento no, in teoria nemmeno con i downloads gratuiti, ma una volta me l'ha chiesta (per un giochino sui Simpson per iPad, gratuito). Boh.
Ho fatto l'errore di aggiornare alle nuove funzionalità Garage Band e iMovie. Meno male che non mi servivano nell'immediato. Due giorni per un download, che poi chissà quando è stato fatto. A un certo punto, c'erano tutte e due le app. Questo è uno screzio monumentale all'esperienza utente: Apple da' l'impressione che poco gliene importi, e questo è un errore che pagheranno, perché è un tradimento alla Mission primaria aziendale, che poi è stata la chiave del loro successo. Buone invece le implementazioni di Mail; l'escamotage del VIP, cioè di una lista aggiornabile degli indirizzi da tenere in forte considerazione è utile, comoda e intuitiva; finalmente si possono allegare documenti con un tap prolungato sul corpo del messaggio! Bene anche il nuovo Safari, anche se ormai uso Chrome da tempo (e di questo Apple dovrebbe preoccuparsi). Youtube manca, e per ora è stata rilasciato solo la versione per iPhone; l'iPad deve aspettare: tocca andare sul sito. Non illudetevi sulle mappe di Google, perché loro vorrebbero rilasciarne una versione per iOs6, ma Apple non ne permetterà mai la distribuzione nell'App Store. Sarebbe come ammettere di aver fatto una cazzata. L'Interfaccia dell'applicazione musicale è stata cambiata, con delle bocchinate tipo metallo finto che a me sembrano inutili e avide di risorse. Il Photo Streaming è stato upgradato con delle funzioni di condivisione delle quali mi sono rotto i coglioni dopo tre minuti: impostazioni cervellotiche in pieno stile Redmond. E' migliorata invece l'interazione sociale, ora si può passare per Facebook senza dover andare da Twitter, e per condividere una foto ci vuole meno di un secondo. Chiaro, sono tutti contenuti 2.0 gratis!!. La gestione della privacy, di conseguenza, è davvero inquietante. Comincio ad aver paura di usare il dispositivo per fare foto o registrare qualsiasi cosa, perché tutto quello che faccio sfugge completamente al mio controllo. Dazio da pagare per la società digitale, o pura miopia e scarsa forza nel contrastare le grandi società che ci rubano pure l'intimità? Un po' tutto, ovviamente. Quello che è pazzesco è vedere il mio iPad aggiornarsi col mio Profilo, senza che io lo abbia mai attaccato al Mac. Se siete dei fanatici del Jailbreak, sappiate che sui processori successivi all'A4 non sono stati ancora trovate le falle per il JB unthethered. Se siete dei maniaci, quindi, accantonate l'idea dell'aggiornamento, almeno per ora.
Oggi mi sto cominciando ad abituare. Devo ancora fare un po' di prove, specie con la suite di iLife, ma la stabilità generale non mi pare compromessa, così come la velocità. La grafica è migliorata, ma andava benissimo anche prima. Insomma, a parte qualcosa che era necessaria da tempo (vedi gli allegati di posta), niente di rivoluzionario. AH, a proposito: se siete clienti Sky, NON AGGIORNATE FINCHE' NON VERRA' RILASCIATO IL NUOVO SW! Quello attuale non gira su iOs6!
Steve, Risorgi!!!
Benvenuti nella versione 2.0 del mio blog SezioneAurea. Pensieri e parole in libertà (vigilata)
venerdì 21 settembre 2012
giovedì 20 settembre 2012
iMortacci
...Qualche giorno fa, il mio amico Luca Bernardini mi ha telefonato impanicato a causa del piantamento del suo iPhone 4s. Come spesso accade, mi sono messo a prenderlo per il culo, visto che non è mai stato una faina con i dispositivi elettronici. Perlomeno con quelli posteriori al 1980.
Ad ogni modo, oggi sto pagando dazio per la mia supponenza: Ho aggiornato l'iPad alla versione 6 dell'iOs. Se solo avessi saputo. Ecco come si può impiegare una mezza giornata di vita nel XXI secolo.
1) Tronfio e fiero della bellezza ed efficenza del mio "Digital Hub" monomarca, e certo che ciò avrebbe minimizzato i miei sforzi, ho nell'ordine:
Ok, non c'è problema. Mica sono un esperto Mac all'amatriciana, io. Un piccolo contrattempo capita.
2) Stacco l'iPad, disattivo tutti i blocchi di sicurezza, cancello una cinquantina di applicazioni inutili, aggiorno il computer con una cazzo di patch da quasi un giga che mi costa una quarantina di minuti di attesa, riattacco il cavo con un sorriso alla GRP e ri-rispondo si alla domanda sull'installazione. Dopo un po' la risposta è che la mia periferica "non è eleggibile all'aggiornamento".
Mmh. Seccante. Ma non perdiamoci d'animo.
3) Vado su Google, vengo mandato sul sito del troubleshooting della Apple che mi consiglia di disattivare tutti i software che non ho. Per un attimo penso di installarli e poi disattivarli, ma mi pare una cazzata. Andando avanti nella lettura vengo folgorato da un'indicazione che non leggevo dai tempi del mio 486DX2 con Windows 3.11 installato sopra: "provate a spegnere e riaccendere". Il tempo di pensare a Jobs chiamato "Trottolino" nell'Aldilà (a causa dei suoi giramenti nella tomba) ed eseguo.
"La mia periferica non è eleggibile all'aggiornamento". Ora cominciano davvero a venirmi le madonne.
4) Cambio cavo di connessione, resetto l'iPad, disconnetto l'iPhone 4s (che si collega ad iTunes via Wi-Fi come Scajola, a sua insaputa) e faccio ripartire l'aggiornamento. Ri-ri-rispondo SI alla domanda sulla mia effettiva volontà di effettuare l'aggiornamento (uno normale avrebbe già cambiato idea), e mi viene risposto che la mia periferica "non è eleggibile all'aggiornamento".
Dannazione, Maledizione, Porco qua e porco là.
Stacco il cavo, resisto alla tentazione di gettare il mio fido Procopio (il MacBook) dal quarto piano, vado sulle impostazioni dell'iPad e provo ad aggiornare il tablet senza passare per il computer. Dopo circa una quarantina di minuti, la barra di progressione è a un po' più della metà e io aspetto fiducioso. Dopo un'ora è ancora a tre quarti. Ne faccio una. Realizzo che l'iPad si blocca ogniqualvolta va in sleep, disattivo la funzione, e ricomincio da capo. Nel frattempo l'ho finita, e questo mi rende cupo. Passa un'altra ora, l'ultima mezza con la barra a un millimetro dalla fine, e una dicitura con su scritto "preparo l'aggiornamento". Si sono fatte le sei. La barra finisce la sua corsa, l'iPad si presenta con la mia foto della scrivania con un'etichetta che mi dice (ma và?) "Preparo l'aggiornamento". Poi la foto scompare, e appare lo sfondo nero con la mela e un'altra barra di scorrimento. Questo è giusto. Finalmente un'attesa che mi sembra sensata.
-"...Quasi quasi..."
Ne faccio un'altra. Moneti, di fronte a me, prepara un parere forense ad alta voce. La ignoro, concentrando tutta la mia concentrazione alla barra bianca su sfondo nero. Ipotizzo un paio di soggetti per altrettanti romanzi brevi. La barra non si muove, ma io sono felice. Questa volta andrà bene, a Dio piacendo. Credo di guardare la barra di scorrimento con la stessa espressione di Mandrake mentre Mon Amour corre verso il traguardo, solo ad un rallenty esasperante. Sono le 18:20, penso di accendere Sky per vedere un po' il Napoli (per entrare in clima UEFA, visto che stasera c'è la partita col Tottenham), ma poi la barra scompare, e rimane solo la mela. Ho i brividi. Aspetto fiducioso che accada qualcosa. La mela scompare. E' finita? Ora è tutto nero. Prendo il tablet in mano. Scotta. Sempre tutto nero. lo ripongo, e mi rimetto al computer, ma giro la testa come un barbagianni (l'iPad è sul mobile dietro al tavolo) ogni cinque o sei secondi. Tutto nero, ancora. Forse dovrei premere il tasto quadrato, ma subito dopo penso che no, questo è un test sulla mia fede, devo solo saper aspettare. Vengo dilaniato da questo dubbio per qualche minuto, e resisto.
-"Certo, però scotta... Fammelo riprendere un attimo"
Non faccio in tempo a sentirne la temperatura, che già ho premuto il tasto. C'è uno sfondo grigio, una scritta enorme con su scritto "iOS6" e una slidebar con scritta in cinese. La scorro. Una pagina mi informa che l'iPad è stato aggiornato correttamente, e che rimangono pochi passi alla FINE. Poi un tasto "continua" che pare un otre d'acqua dopo tre giorni di deserto. Mi chiede la password dell'account Apple:
-"Abbéllo, 'a so a MEMORIA!"
La digito, accetto alcune clausole vessatorie della mia privacy con la leggerezza nel cuore e....
Il mio iPad è aggiornato, e perfettamente backupato! Perché chiedersi come questa cosa sia potuta avvenire senza nessun collegamento al computer in cui mi illudo siano custoditi gelosamente i miei dati? Perché sporcare la mia felicità con considerazioni Orwelliane sul controllo della persona? Molto meglio provare il nuovo SIRI in Italiano, il quale - per inciso - mi ha chiesto di accettare il fatto che tutto quello che gli chiedo a voce passi attraverso dei servers esterni, su cui non ho nessun controllo (infatti senza connessione, SIRI non funziona). Alla faccia del 1984.
Ad ogni modo, oggi sto pagando dazio per la mia supponenza: Ho aggiornato l'iPad alla versione 6 dell'iOs. Se solo avessi saputo. Ecco come si può impiegare una mezza giornata di vita nel XXI secolo.
1) Tronfio e fiero della bellezza ed efficenza del mio "Digital Hub" monomarca, e certo che ciò avrebbe minimizzato i miei sforzi, ho nell'ordine:
- Collegato l'iPad al mio MacBookPro tramite cavo, avviato iTunes;
- Risposto affermativamente alla domanda se avessi voluto aggiornare;
- Aspettato che iTunes scaricasse l'aggiornamento;
- Atteso che partisse l'installazione;
- Appreso da una dialog box che - ahimé - la mia periferica "non è eleggibile all'aggiornamento".
Ok, non c'è problema. Mica sono un esperto Mac all'amatriciana, io. Un piccolo contrattempo capita.
2) Stacco l'iPad, disattivo tutti i blocchi di sicurezza, cancello una cinquantina di applicazioni inutili, aggiorno il computer con una cazzo di patch da quasi un giga che mi costa una quarantina di minuti di attesa, riattacco il cavo con un sorriso alla GRP e ri-rispondo si alla domanda sull'installazione. Dopo un po' la risposta è che la mia periferica "non è eleggibile all'aggiornamento".
Mmh. Seccante. Ma non perdiamoci d'animo.
3) Vado su Google, vengo mandato sul sito del troubleshooting della Apple che mi consiglia di disattivare tutti i software che non ho. Per un attimo penso di installarli e poi disattivarli, ma mi pare una cazzata. Andando avanti nella lettura vengo folgorato da un'indicazione che non leggevo dai tempi del mio 486DX2 con Windows 3.11 installato sopra: "provate a spegnere e riaccendere". Il tempo di pensare a Jobs chiamato "Trottolino" nell'Aldilà (a causa dei suoi giramenti nella tomba) ed eseguo.
"La mia periferica non è eleggibile all'aggiornamento". Ora cominciano davvero a venirmi le madonne.
4) Cambio cavo di connessione, resetto l'iPad, disconnetto l'iPhone 4s (che si collega ad iTunes via Wi-Fi come Scajola, a sua insaputa) e faccio ripartire l'aggiornamento. Ri-ri-rispondo SI alla domanda sulla mia effettiva volontà di effettuare l'aggiornamento (uno normale avrebbe già cambiato idea), e mi viene risposto che la mia periferica "non è eleggibile all'aggiornamento".
Dannazione, Maledizione, Porco qua e porco là.
Stacco il cavo, resisto alla tentazione di gettare il mio fido Procopio (il MacBook) dal quarto piano, vado sulle impostazioni dell'iPad e provo ad aggiornare il tablet senza passare per il computer. Dopo circa una quarantina di minuti, la barra di progressione è a un po' più della metà e io aspetto fiducioso. Dopo un'ora è ancora a tre quarti. Ne faccio una. Realizzo che l'iPad si blocca ogniqualvolta va in sleep, disattivo la funzione, e ricomincio da capo. Nel frattempo l'ho finita, e questo mi rende cupo. Passa un'altra ora, l'ultima mezza con la barra a un millimetro dalla fine, e una dicitura con su scritto "preparo l'aggiornamento". Si sono fatte le sei. La barra finisce la sua corsa, l'iPad si presenta con la mia foto della scrivania con un'etichetta che mi dice (ma và?) "Preparo l'aggiornamento". Poi la foto scompare, e appare lo sfondo nero con la mela e un'altra barra di scorrimento. Questo è giusto. Finalmente un'attesa che mi sembra sensata.
-"...Quasi quasi..."
Ne faccio un'altra. Moneti, di fronte a me, prepara un parere forense ad alta voce. La ignoro, concentrando tutta la mia concentrazione alla barra bianca su sfondo nero. Ipotizzo un paio di soggetti per altrettanti romanzi brevi. La barra non si muove, ma io sono felice. Questa volta andrà bene, a Dio piacendo. Credo di guardare la barra di scorrimento con la stessa espressione di Mandrake mentre Mon Amour corre verso il traguardo, solo ad un rallenty esasperante. Sono le 18:20, penso di accendere Sky per vedere un po' il Napoli (per entrare in clima UEFA, visto che stasera c'è la partita col Tottenham), ma poi la barra scompare, e rimane solo la mela. Ho i brividi. Aspetto fiducioso che accada qualcosa. La mela scompare. E' finita? Ora è tutto nero. Prendo il tablet in mano. Scotta. Sempre tutto nero. lo ripongo, e mi rimetto al computer, ma giro la testa come un barbagianni (l'iPad è sul mobile dietro al tavolo) ogni cinque o sei secondi. Tutto nero, ancora. Forse dovrei premere il tasto quadrato, ma subito dopo penso che no, questo è un test sulla mia fede, devo solo saper aspettare. Vengo dilaniato da questo dubbio per qualche minuto, e resisto.
-"Certo, però scotta... Fammelo riprendere un attimo"
Non faccio in tempo a sentirne la temperatura, che già ho premuto il tasto. C'è uno sfondo grigio, una scritta enorme con su scritto "iOS6" e una slidebar con scritta in cinese. La scorro. Una pagina mi informa che l'iPad è stato aggiornato correttamente, e che rimangono pochi passi alla FINE. Poi un tasto "continua" che pare un otre d'acqua dopo tre giorni di deserto. Mi chiede la password dell'account Apple:
-"Abbéllo, 'a so a MEMORIA!"
La digito, accetto alcune clausole vessatorie della mia privacy con la leggerezza nel cuore e....
Il mio iPad è aggiornato, e perfettamente backupato! Perché chiedersi come questa cosa sia potuta avvenire senza nessun collegamento al computer in cui mi illudo siano custoditi gelosamente i miei dati? Perché sporcare la mia felicità con considerazioni Orwelliane sul controllo della persona? Molto meglio provare il nuovo SIRI in Italiano, il quale - per inciso - mi ha chiesto di accettare il fatto che tutto quello che gli chiedo a voce passi attraverso dei servers esterni, su cui non ho nessun controllo (infatti senza connessione, SIRI non funziona). Alla faccia del 1984.
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Gestioni Fiorite
A parte che la vista di uno come Fiorito, presentata dai TG con i dettagli compiaciuti delle sue azioni da rubagalline mi fa diventare Lombrosiano (e mi fa cascare nel tranello - pure se resisto con tutto me stesso - di massimizzare le mie reazioni, e omologarle alla propaganda da "Giusto/Sbagliato"); a parte questo, che la Regione fosse una fogna lo sapevano tutti: a destra e sinistra, dentro la politica e fuori. Fa il paio con il post precedente, quello sul calcio scommesse: se arrivi ad imputare a qualcuno l'omessa denuncia, allora bisogna avere la coerenza di stoppare i campionati per un paio d'anni, come auspicava tra il serio e il faceto Monti. Non si tratta di cadere nel "sono tutti uguali", ma piuttosto nel valutare il fatto di cronaca nell'effettiva cornice: sono dieci anni che i telefonini della Pisana squillano il motivetto di Faccetta Nera; e sono d'accordo col Kapola quando scrive che le clientele di questa destra romana non hanno una grande base ideologica, piuttosto sono la remunerazione di azioni politiche portate avanti più per convenienza che per fervore. Ma sono pure dieci anni che a sinistra, complici i numeri penalizzanti, non si è costruita un'alternativa di visione del governo locale: l'impressione che arriva all'elettore - complice anche una certa macchina propagandistica - è che non ci sia poi una differenza sostanziale tra Marrazzo e Fiorito, tanto per dirne una trita e ritrita. Non è vero, ovviamente le differenze ci sono, ma non è questo il punto. Il fatto è che a forza di inseguire la destra sulla sua scala valoriale, interpretata come terreno di conquista di voti, ha portato questa sinistra a diventare altro. La partita, adesso, si gioca sulla connessione effettiva dei partiti con la Base. Per questo vince Grillo. Il capitale che la sinistra italiana aveva, a livello di dialettica tra sistema partito e sistema paese, è stata erosa all'osso da venticinque anni di crisi di identità. E la classe dirigente altro non è riuscita a fare, se non aprire uno spiraglio di liberismo all'interno di una solida tradizione politico-economica di stampo Keynesiano, sdoganare forme nuove di padronato e strizzare l'occhio a certa finanziarizzazione. Tutto questo per salvare sè stessa, non il tessuto sociale del paese.
Bisogna trovare un'alternativa al macrosistema occidentale, e cercare una via consociativa che sia alternativa al duopolio FMI/WTO. Una via tipo quella Latinoamericana, che però in Occidente non trova uno sbocco mediatico per arrivare alla discussione pubblica. E non comprate Pubblico, perché è inutile....
Bisogna trovare un'alternativa al macrosistema occidentale, e cercare una via consociativa che sia alternativa al duopolio FMI/WTO. Una via tipo quella Latinoamericana, che però in Occidente non trova uno sbocco mediatico per arrivare alla discussione pubblica. E non comprate Pubblico, perché è inutile....
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martedì 18 settembre 2012
Fuori onda di Romney
Personalmente non credo che il fuori onda di Romney incida più di tanto sull'esito delle presidenziali. Non ha altro che esternato il retropensiero del sistema valoriale proprio del suo elettorato; non a caso l'audio è stato "rubato" ad una cena di suoi finanziatori. E' probabile che faccia pendere l'ago della bilancia dalla parte di Obama per qualche indeciso, ma poca roba. Qui si tratta di una riproposizione della dialettica interna americana tra "Wet" e "Dry" dei tempi del proibizionismo: socialdemocratici contro Liberisti, Keynesiani contro Fridmaniani, e compagnia cantando. Quando mai un repubblicano avrebbe mai potuto fare un ragionamento diverso? e per quale motivo un repubblicano dovrebbe cambiare idea in base ad una dichiarazione programmatica perfettamente coerente? Oppure c'è qualche barbone che avrebbe potuto votare Romney, e poi ha cambiato idea? No, non torna.
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domenica 16 settembre 2012
Petkovinciamo ancora!
Chievo-Lazio: Il film sul Profeta che seda le piazze arabe!
Col Chievo fuori casa abbiamo una buona tradizione, a Verona non ci perdiamo dal 1999. Anche adesso, all'11 del II tempo, stiamo sul 2-0, con due magie di Hernanes che ha timbrato il cartellino al 5° e lo ha Fatto timbrare all'Ufo Klose al 38°. S'è fatto male Konko, e quindi la solita "Laziata" che sporca l'ottimismo c'è sempre. Però... Gioca, ammazza se gioca. Vedremo Giovedì a Londra come andrà; il nostro campionato non da più grandi certezze di selezione.
Dal 20° del secondo tempo si soffre, forse la testa va a Giovedi, e potrebbe essere umano. Una serie di angoli non scaturisce la rete, ma il Chievo pressa rabbiosamente, e anche Gonzales esce per fare entrare un più combattivo (ma molto meno dinamico) Cana. Tengono Biava e Dias (quest'ultimo autore di una delle più grosse cappellate che abbia mai visto, ci voleva il giallozzozzo Di Michele per sbagliare da solo davanti la porta), sicuro Marchetti, buon filtro a centrocampo, Klose fa reparto da solo. E in più, grande armoniosità tra reparti, una cosa tipo "Calcio Totale". E quando i Clivensi si sono scaricati, Il Profeta ne gela l'entusiasmo con la terza pappina. C'è spazio pure per far rivedere il campo ad Ederson (rivedibile, mi ha ricordato il primo Lulic col Milan, l'anno scorso) e per un rigore per loro per un fallo di Klose (nientemeno!) che ci fa perdere l'imbattibilità in campionato.
Insomma, tre partite, nove punti. Tre dei quali con l'Atalanta fuori casa, dove ieri il Milan ha scagliato 1-0.
Per carità, la Riòmma c'ha er Boemo, è la favorita per lo scudetto, è de 'n'artro pianeta; noi ci limitiamo solo ad ammirarne il gioco e la bellezza. Dall'alto.
TABELLINO
CHIEVO-LAZIO
Chievo (4-3-1-2): Sorrentino; Sardo, Dainelli, Cesar, Jokic; Luciano, L. Rigoni, Hetemaj (dal 61’ M. Rigoni); Thereau (dall'80' Stoian); Di Michele (dal 60’ Moscardelli), Pellissier. All. Di Carlo.
Lazio (4-1-4-1): Marchetti; Konko (dal 46’ Scaloni), Biava, Dias, Cavanda; Ledesma; Candreva (dal 79' Ederson), Gonzalez (dal 66’ Cana), Hernanes, Mauri; Klose. All. Petkovic.
Arbitro: Rizzoli
Marcatori: 5’ Hernanes (L), 38’ Klose (L), 74’ Hernanes (L),
Ammoniti: 53’ Cavanda (L), 60’ Ledesma (L), 62’ Dainelli (C), 73’ Sardo (C), 89' Cesar (C)
La partita e il goal del primo tempo dedicato al terzo figlio, e alla moglie incinta di cinque mesi. Il secondo tempo impreziosito dalla doppietta personale, con capriola volante. Quanto vorrei che una gestazione coincidesse sempre con una stagione calcistica! Hernanes in cattedra, Lotito che starà pensando a come blindarlo, Pektovic sempre più sulla cresta dell'onda. E' una squadretta di qualità questa Lazio, che a prescindere dai casini che gli si fanno intorno e dalla perplessità che ha destato il nuovo allenatore nel precampionato, si dimostra squadra solida, dai movimenti ben gestiti (non si direbbe che l'allenatore ci abbia lavorato così poco) e dalla grandissima qualità, specialmente a centrocampo: non sono molte le squadre di serie A che possano vantare un centrocampo con Hernanes, Mauri, Candreva, Cana, Ledesma, Gonzales, Lulic, Ederson, Brocchi tra gli altri.Ammoniti: 53’ Cavanda (L), 60’ Ledesma (L), 62’ Dainelli (C), 73’ Sardo (C), 89' Cesar (C)
Col Chievo fuori casa abbiamo una buona tradizione, a Verona non ci perdiamo dal 1999. Anche adesso, all'11 del II tempo, stiamo sul 2-0, con due magie di Hernanes che ha timbrato il cartellino al 5° e lo ha Fatto timbrare all'Ufo Klose al 38°. S'è fatto male Konko, e quindi la solita "Laziata" che sporca l'ottimismo c'è sempre. Però... Gioca, ammazza se gioca. Vedremo Giovedì a Londra come andrà; il nostro campionato non da più grandi certezze di selezione.
Dal 20° del secondo tempo si soffre, forse la testa va a Giovedi, e potrebbe essere umano. Una serie di angoli non scaturisce la rete, ma il Chievo pressa rabbiosamente, e anche Gonzales esce per fare entrare un più combattivo (ma molto meno dinamico) Cana. Tengono Biava e Dias (quest'ultimo autore di una delle più grosse cappellate che abbia mai visto, ci voleva il giallozzozzo Di Michele per sbagliare da solo davanti la porta), sicuro Marchetti, buon filtro a centrocampo, Klose fa reparto da solo. E in più, grande armoniosità tra reparti, una cosa tipo "Calcio Totale". E quando i Clivensi si sono scaricati, Il Profeta ne gela l'entusiasmo con la terza pappina. C'è spazio pure per far rivedere il campo ad Ederson (rivedibile, mi ha ricordato il primo Lulic col Milan, l'anno scorso) e per un rigore per loro per un fallo di Klose (nientemeno!) che ci fa perdere l'imbattibilità in campionato.
Insomma, tre partite, nove punti. Tre dei quali con l'Atalanta fuori casa, dove ieri il Milan ha scagliato 1-0.
Per carità, la Riòmma c'ha er Boemo, è la favorita per lo scudetto, è de 'n'artro pianeta; noi ci limitiamo solo ad ammirarne il gioco e la bellezza. Dall'alto.
Freccia, Freccia delle mie brame...
Ho cominciato - parallelamente alla stesura del primo capitolo della tesi di dottorato, centrato sulle figure di Dean Mahomet e Amitav Ghosh, la revisione del mio "La Freccia in Nero". Ho cominciato a propagarlo, e ad ottenere dei feedbacks. C'è molto da lavorare, e ovviamente è un lavoro che mi costa il doppio della fatica, perché odio ogni singola pagina. Comunque, una volta finito di metterci mano, lo manderò per una valutazione ulteriore ad una società di servizi editoriali, per la sgrossata ultima prima della presentazione. Faròvvi sapere su questi schermi.
sabato 15 settembre 2012
Autunno Arabo
E' legittima la libertà creativa per un agnostico abitante di uno stato laico che decide di fare un film su Maometto? In Italia, per fare un esempio, lo è: la Costituzione prevede che la libertà di espressione non sia sindacabile e non possa essere limitata da nessuna legge (come invece accadeva ai tempi dello Statuto Albertino). Ma è ancora possibile ragionare in termini nazionali, quando il mondo è diventato McLuhaniano, e le scelte operate a migliaia di chilometri influenzano la vita di tutti noi? E' già successo - con le barzellette danesi e con la maglietta di Calderoli - che le piazze islamiche si agitassero; sotto un certo punto di vista, quello condiviso da un miliardo di persone, c'è da riflettere: la verità è soggettiva, ma la fede non lo è: le due cose insieme danno come risultato che un film nato con chissà quali intenzioni dalla sensibilità soggettiva di un autore (di cui non staremo qui a sindacarne la qualità) verrà recepito dalla soggettività di un miliardo di fedeli, i quali vedranno attaccate volgarmente le basi dell'unica cosa che a loro modo di vedere è oggettiva, cioè la loro fede. O per farla più prosaica, vedono e sentono un cane infedele bestemmiare tra il plauso sghignazzante di quei porci che mangiano a spese del presente altrui e del futuro di tutti. A quel punto, non c'è legge nazionale che tenga. C'è solo la guerra. Ma vi siete già dimenticati di quando Rushdie doveva andare in giro sotto scorta? Guardate che viveva a Londra, non nel Barhein. E i versetti satanici aveva un portato letterario e culturale ben più rispettabile di quella cazzata fatta col chroma key che ho visto in TV.
In merito a questa storia, non ho smesso un attimo di pensare ai Sanculamo, o ai Prophilax. Ricordo infatti la genesi di brani e idee, ne ricordo i meccanismi creativi (la raccolta e l'elaborazione di tutte le cazzate del mondo), la ricerca delle rime da parte degli autori e persino alcune macchine che si sono usate per degli effetti. Mi ha sempre impressionato la traslazione di significato infinita che quei pezzi hanno avuto con la moltiplicazione (esponenziale), prima con le cassette, poi con Internet. Ho realizzato per la prima volta negli anni novanta che di fronte all'oscenità l'essere umano si sente in dovere di esprimersi. Che le cose che generano dibattito sono quelle più vicino alla pancia, e non alla testa. E ancora mi ricordo le risate compiaciute di alcuni, quando altri si lanciavano in esegesi di testi che parlavano di bocchini e inculate scovandoci significati inaspettati (e assolutamente non voluti dai loro creatori) eppure perfettamente sensati.
Ho sempre sognato un mondo in cui va al contrario, in cui la gente si confronta su temi alti, condivisi, utili. Maddeché. La TV racconta piazze che si sollevano per un film scadente, ma in realtà quella rabbia ha un'origine lontana; nel Villaggio Globale, anche la narcosi diventa condivisa, e anche l'attenzione degli uomini di fede diventa intermittente, digitale, binaria. Quindi non sbrocchi più perché tuo figlio deve andare ad attingere l'acqua in un pozzo a sei chilometri di cammino, ma perché un coglione vestito da Maometto mangia delle costolette di maiale. Ecco, questo mi sembra il punto su cui riflettere: è possibile rompere una catena di ingiustizie quando l'impronta del mondo secolare è così profonda nelle coscienze di tutti noi?
In merito a questa storia, non ho smesso un attimo di pensare ai Sanculamo, o ai Prophilax. Ricordo infatti la genesi di brani e idee, ne ricordo i meccanismi creativi (la raccolta e l'elaborazione di tutte le cazzate del mondo), la ricerca delle rime da parte degli autori e persino alcune macchine che si sono usate per degli effetti. Mi ha sempre impressionato la traslazione di significato infinita che quei pezzi hanno avuto con la moltiplicazione (esponenziale), prima con le cassette, poi con Internet. Ho realizzato per la prima volta negli anni novanta che di fronte all'oscenità l'essere umano si sente in dovere di esprimersi. Che le cose che generano dibattito sono quelle più vicino alla pancia, e non alla testa. E ancora mi ricordo le risate compiaciute di alcuni, quando altri si lanciavano in esegesi di testi che parlavano di bocchini e inculate scovandoci significati inaspettati (e assolutamente non voluti dai loro creatori) eppure perfettamente sensati.
Ho sempre sognato un mondo in cui va al contrario, in cui la gente si confronta su temi alti, condivisi, utili. Maddeché. La TV racconta piazze che si sollevano per un film scadente, ma in realtà quella rabbia ha un'origine lontana; nel Villaggio Globale, anche la narcosi diventa condivisa, e anche l'attenzione degli uomini di fede diventa intermittente, digitale, binaria. Quindi non sbrocchi più perché tuo figlio deve andare ad attingere l'acqua in un pozzo a sei chilometri di cammino, ma perché un coglione vestito da Maometto mangia delle costolette di maiale. Ecco, questo mi sembra il punto su cui riflettere: è possibile rompere una catena di ingiustizie quando l'impronta del mondo secolare è così profonda nelle coscienze di tutti noi?
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